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Alex Fiorio ha perso la sua ultima corsa…

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Figlio d’arte e talento naturale, è stato uno dei più rappresentativi piloti – a livello mondiale – del periodo d’oro dei rally

 

Il vice-campione del mondo 1989 Alex Fiorio, colpito da un tumore allo stomaco che non gli ha concesso chances, se n’è andato a soli 61 anni lasciando una traccia indelebile nel mondo dei motori di cui è stato protagonista vincente dentro e fuori l’abitacolo.

Poiché buon cromosoma non mente, non poteva essere altrimenti: con le sue imprese ha reso orgoglioso papà Cesare, altro eccelso protagonista dell’epoca d’oro dei Rally, in cui ha saputo rendere la Lancia protagonista di vertice e leggenda indimenticabile.

Alex aveva iniziato con lo sci, altro sport a grande velocità e alto tasso di adrenalina in cui, a soli 17 anni, divenne Campione italiano di discesa libera e in slalom gigante; lo sci si rivelò fondamentale per affinare quelle doti velocistiche e quel senso dell’aderenza che si sarebbero rivelati fondamentali nella gestione al limite di un’auto su qualsiasi tipo di fondo e condizioni atmosferiche; un grave infortunio gli impedì di proseguire ma lo consegnò al mondo dei rally dove, nel 1989, arrivò secondo nel Campionato del Mondo preceduto dall’amico Miki Biasion.

Quando iniziò negli anni ’80 sfidando l’iniziale opposizione del padre, vinse d’inverno al Sestriere al volante di un’auto di serie e assaggiò anche il Panda Ice Trophy per passare subito dopo alla sua «vera» carriera al volante di una Fiat Uno, nel Campionato italiano dedicato proprio a quell’auto e vincendo, nel 1985, tale Trofeo.

Il premio consisteva nella partecipazione ad alcune gare del Campionato del Mondo sempre su Fiat Uno Turbo: fu un esordio complicato da ritiri per guasti e incidenti il cui riscatto si materializzò con la vittoria a Sanremo, ultimo rally della stagione.

Passò poi – siamo nel 1987 – al volante di una Lancia Delta del Jolly Club con cui conquistò il terzo posto nel Mondiale Rally mentre nel 1989 conquistò il Campionato del Mondo Gruppo N vincendo alla fine il Rally 1000 Laghi dopo una lotta al calor bianco con Tommi Makinen, poi vincitore di quattro titoli mondiali WRC.

Quella stagione fu funestata, al Rally di Montecarlo, da un’uscita di strada che coinvolse alcuni spettatori due dei quali persero la vita; un’esperienza drammatica causata anche dalle condizioni in cui si correva allora (il pubblico non aveva piena cognizione del pericolo e le misure di sicurezza spesso approssimative); l’episodio, per quanto segnante, non gli impedì comunque di proseguire la sua traccia vincente. L’ultimo podio della sua carriera nel WRC fu al Rally d’Australia affermazione preceduta, nel tempo da altri 9 podi (6 secondi posti e 3 terzi).

Dopo una breve parentesi con la Ford, seguita al ritiro della Lancia dalle competizioni, Alex scavalcò il muretto e passò alle due ruote divenendo team manager del team Honda Benetton Playlife Racing Team che gareggiò nel Motomondiale vincendo il titolo Costruttori nella classe 125 con i piloti Masao Azuma, Mirko Giansanti e Stefano Bianco.

Il ritorno alle 4 ruote avvenne dal 2001 al 2004 come manager del Bmw Cibiemme Team nel campionato Fia Super Produzione e Turismo.

Sempre fedele alla sua passione, fondò poi con l’amico Alex Bruschetta, anch’egli ex pilota, la Rally University, sulla pista ricavata all’interno del comprensorio della paterna Masseria Camarda; l’iniziativa ebbe grande successo e la «scuola» fu frequentata da un numero importante di giovani aspiranti piloti che hanno poi trovato sbocco nel mondo delle competizioni su strada.

Ma non finì qui poiché il vulcanico Alex istituì successivamente la Fiorio Cup, una manifestazione che attirò diversi nomi noti come Andrea Crugnola, Andrea Mabellini e Kalle Rovanperä, due volte Campione del Mondo WRC.

Alex lascia la moglie Oxana, le figlie Mariapaola e Francesca, i genitori Cesare e Francesca, il fratello Cristiano con i figli Cesare jr. e Milla e la sorella Giorgia.

[ La Redazione SPORT di testmotori360 ]