Da oggi fino al 6 settembre, in occasione del Monza Fuori GP 2026, in piazza Trento e Trieste la mostra «100 Anni di Corse&Stile». Dal 1900 agli anni 2000, un viaggio attraverso un secolo di storia dei motori arricchito da un palinsesto di talk dal vivo e grandi ospiti

In occasione del Monza Fuori GP 2026, la Scuderia Sant Ambroeus (www.scuderiasantambroeus.it) e Bruce Garage presentano la mostra «100 Anni di Corse & Stile» in piazza Trento e Trieste, nel cuore di Monza. In vetrina, icone a due e quattro ruote che hanno segnato la storia del motorsport e del design, accanto a interessanti momenti di interazione con il pubblico presente, inclusa un’esibizione dinamica dedicata alla mobilità elettrica di due vetture speciali, separate da un secolo di storia.
Il percorso cronologico

Si inizia con gli albori dell’automobilismo: dal 1900 la Renault Type C 3,5 Hp Voiturette (monocilindrico da 498 cc e 3,5 CV), vettura da corsa con cui i fratelli Louis e Marcel dominarono le competizioni dell’epoca fondando il mito del marchio francese dopo la Paris-Toulouse-Paris; si passa al 1910 con la De Dion Bouton Type DH 8HP (4 cilindri da 1.486 cc, 8 CV e 55 km/h), esemplare pionieristico delle priorità ingegneristiche dell’epoca.

Gli anni Venti sono rappresentati dalla Detroit Electric Model 95 con motore elettrico Roth Bros (30/40 km/h e circa 130 km di autonomia), una soluzione affidabile ed esente da manovella, scelta all’epoca soprattutto da donne e medici per la praticità.
Negli anni Trenta spazio all’epica sportiva con l’Alfa Romeo 6C 1750 GS Zagato (6 cilindri da 1.752 cc, 85 CV e 170 km/h), protagonista nel 1930 del celebre duello alla Mille Miglia tra Nuvolari e Varzi, risolto all’alba nei pressi di Verona dal sorpasso a fari spenti del pilota mantovano.

Il decennio successivo vede protagonista l’Alfa Romeo 6C 2500 SS Cabriolet (6 cilindri da 2.443 cc, 105 CV e 170 km/h), manifesto di eleganza artigianale e rinascita curato da maestri carrozzieri come Pinin Farina.

Negli anni Cinquanta brilla la Osca F.lli Maserati 187 S (4 cilindri da 748,75 cc, 70 CV e 190 km/h), gioiello sportivo della casa modenese condotto ai successi da alfieri della Scuderia Sant Ambroeus come Corrado Manfredini ed Edoardo Lualdi Gabardi.
La sezione dedicata alla seconda metà del secolo continua con la Fiat Abarth OT 1300 Periscopio del 1960 (1.298 cc, 147 CV e 245 km/h), agile coupé Campione del Mondo di Classe.
Negli anni Settanta si prosegue con la De Tomaso Pantera Gr.4 (motore Ford Cleveland V8 da 5.700 cc, 450 CV e 300 km/h), vettura ufficiale con cui Mario Casoni si aggiudicò il 1° Giro Automobilistico d’Italia nel 1973.
Gli anni Ottanta celebrano la Lancia Delta 8V Martini Safari (turbocompresso da 1.995 cc, 280 CV, cambio a 6 marce e 208 km/h), legata al trionfo di Miki Biasion e Tiziano Siviero al Rally Safari del 1988.

Gli anni Novanta vedono in vetrina la Ferrari FZ 93 (12 cilindri da 4.900 cc, 390 CV e 315 km/h), one-off costruita sulla base della Testarossa.
Un ponte temporale dedicato alla mobilita elettrica
Mascotte dell’evento, il Prototipo Monoposto DP17 del 2026 (totalmente elettrico con potenza di 35 kW x 4 ruote motrici) ideato e preparato da Dynamis PRC Reparto Corse del Politecnico di Milano, per competere tra università internazionali con vetture a ruote scoperte.

L’evento vedrà scendere in piazza due vetture simbolo separate da oltre un secolo di storia. Da un lato la Detroit Electric Model 95 del 1924, icona pionieristica del Novecento, dall’altro il prototipo Monoposto DP17 del 2026, pronto a mostrare l’evoluzione tecnologica più recente in un’esibizione dinamica di grande fascino.
Non potevano mancare le due ruote
La sezione espositiva ripercorre l’evoluzione del motociclismo attraverso dieci decenni fondamentali. Il percorso prende il via dal 1900 con la Wanderer 3 PS (monocilindrico da 454 cc, 3 CV e 50 km/h), mezzo d’avanguardia proveniente dal MIMAS (Museo Internazionale Auto e Moto Storiche) di Imola, distinto dal caratteristico freno posteriore a tamburo, le valvole entrambi comandate e basamento in lega leggera e non in ghisa.

Il decennio successivo è rappresentato dalla Douglas 350 Type 2 ¾ HP del 1916 (bicilindrico contrapposto da 349 cc, cambio a 2 marce e 80 km/h), icona britannica prodotta a Bristol e protagonista con ottimi piazzamenti nei Junior TT.
Negli anni Venti spicca l’Indian 500 Scout (bicilindrico a V da 596 cc, 3 marce e circa 100 km/h), modello reso mitico dalle imprese del neozelandese Burt Munro che, con una versione elaborata a 950 Cc, andò negli USA e stabilì il record mondiale di classe a 295,5 km/h nel 1967.
Gli anni Trenta vedono protagonista la Moto Guzzi Sport 15 2VT (monocilindrico da 498 cc, 13,2 CV e 100 km/h), vero caposaldo del mercato dell’anteguerra grazie all’introduzione del serbatoio a sella a cavalcioni dei tubi del telaio detto “sottocanna”.

Il decennio del 1940 è celebrato dalla Vespa 125 V13T “Faro Basso Bacchetta” (monocilindrico 2 tempi da 125 cc, 4 CV e 70 km/h), simbolo del brevetto del prototipo MP6 firmato da Corradino D’Ascanio nel 1946 per Enrico Piaggio e manifesto della “dolce vita” che quest’anno festeggia gli ottant’anni.

Per gli anni Cinquanta la mostra propone due pezzi d’eccezione: il Ducati Cucciolo Racing, motore ex Reparto Corse (48 cc, 2,5 CV e 75 km/h), legato alla prima vittoria assoluta di Ducati con Mario Recchia al GP di Viareggio 1947 e ai 37 record mondiali battuti a Monza tra il 1950 e il 1951 da Tamarozzi e Zitelli.
Inoltre, la rara Gilera 350 4C (4 cilindri da 349 cc, 50 CV e 220 km/h), dominio iridato dal 1950 al 1957 e celebre per la vittoria a Monza ’57 con Libero Liberati, unico esemplare originale superstite dotato della caratteristica carenatura a campana.
Negli anni Sessanta spazio al fuoristrada con la BSA Victor 441 Enduro (monocilindrico da 441 cc e 32 CV), derivata dalla moto vincitrice del Mondiale Cross 1964 e 1965 con Jeff Smith.

La decade del 1970 schiera la Harley-Davidson XRTT 750 (bicilindrico a V da 748 cc, 100 CV e 250 km/h), impiegata da Renzo Pasolini in gare di durata e vincitrice della 200 Miglia di Imola nel 1973 davanti a oltre 200.000 spettatori battendo Agostini e Sheene.

Gli anni Ottanta vedono in scena la BMW R80 G/S Parigi-Dakar (boxer bicilindrico da 798 cc, 52 CV e 168 km/h), creata per celebrare i quattro trionfi della casa bavarese nei rally africani e autografata sul serbatoio dal campione belga Gaston Rahier. L’esposizione motociclistica si chiude negli anni Novanta con la Suzuki GSX-R 750 (4 cilindri da 748 cc, 112 CV e 248 km/h), ritenuta la prima vera supersportiva della Casa giapponese e legata alle imprese di piloti del calibro di Kevin Schwantz.
Oltre all’esposizione statica di auto e moto, le quattro giornate del Monza FuoriGP 2026 proporranno un ricco programma di eventi dinamici e momenti di interazione con il pubblico, a partire dalla cerimonia d’inaugurazione prevista per giovedì 3 settembre alle ore 18:00 in Piazza Trento e Trieste.
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