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Il record dei record: Destriero, il capolavoro del made in Italy

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Un record imbattuto da 30 anni, la traversata dell’Atlantico in 48 ore, rende la nave comandata da Cesare Fiorio, voluta dal Principe Karim Aga Khan, un orgoglio italiano! Destriero, oltre al «Nastro Azzurro» simbolo del record, fu premiato anche con il «Columbus Trophy» dello Yacht Club New York, e con il «Virgin Trophy», messo in palio da Richard Branson che con Virgin Atlantic aveva conquistato il record nel 1986

Quando all’alba del 6 agosto 1992 salpavano da New York, i 13 uomini dell’equipaggio della Destriero e il loro comandante Cesare Fiorio certo non potevano immaginare che si apprestavano ad entrare nella leggenda. Le 3.106 miglia percorse impiegando 58 ore, 34 minuti e 50 secondi alla media incredibile di 53,09 nodi – ovvero di 98,323 km/h – era destinato a diventare un primato ancora oggi imbattuto. Il precedente record apparteneva al catamarano inglese del tipo wavepiercing Hoverspeed che aveva impiegato 3 giorni, 7 ore e 54 minuti alla media di 36,96 nodi… In sintesi, 21 ore e mezza in più!!! Il «Nastro Azzurro» da trent’anni appartiene all’Italia.

La sfida di Karim Aga Khan

 

L’avv. Giovanni Agnelli con il Principe Karim Aga Khan, promotore del progetto, durante le prove prima di deliberare l’unità italiana

L’obiettivo era ambizioso: conquistare il record di velocità nella traversata atlantica. Il 6 agosto 1992 Destriero, gioiello della tecnologia navale italiana, lasciava il faro di Ambrose Light a New York. A muovere l’impresa era stata la passione per le nuove tecnologie navali del Principe Karim Aga Khan promotore del progetto che si avvalse del sostegno di importanti rappresentanti della realtà industriale italiana del tempo: Giovanni Agnelli (Fiat), Franco Nobili (IRI), Umberto Nordio (Alitalia) e Arrigo Gattai (CONI) e di sponsor prestigiosi quali Agip, la General Electric, la MTU e KaMeWa. Il progetto fu affidato a Donald L. Blount che si avvalse del supporto di Pininfarina, e fu costruito a tempo di record dalla Fincantieri nel cantiere di Muggiano in 270 giorni.

L’equipaggio che prese parte all’impresa era composto da: Cesare Fiorio (Comandante e Responsabile del progetto Destriero Challenge), Odoardo Mancini (Comandante), Aldo Benedetti (Comandante in seconda), Sergio Simeone (primo ufficiale), Franco De Mei (operatore di telecomunicazioni), Giuseppe Carbonaro (Direttore di macchina), Mario Gando e Nello Andreoli (macchinisti), Massimo Robino (elettricista), Silvano Federici e Cesare Quonda Matteo (motoristi), Davide Maccario (tecnico dell’automazione), Giacomo Petriccione (tecnico propulsione), Michael Hurrle (tecnico turbine) oltre a Franco Liistro (Responsabile comunicazione Destriero Challenge), quest’utimo memoria storica dell’evento che ha voluto ricordare i 30 anni della mitica spedizione…

Tutta una tirata…

La partenza da New York, il passaggio sotto il ponte di Verrazzano

Le 3.106 miglia senza rifornimento sull’Oceano Atlantico, fino al faro di Bishop Rock, nelle isole Scilly, in Inghilterra furono percorse a una velocità media di 53,09 nodi (98,323 chilometri orari) con punte massime di 66 nodi, in un tempo di 58 ore, 34 minuti e 50 secondi. Una media incredibile, inimmaginabile a oltre 100 km all’ora sull’Oceano – considerando anche le condizioni proibitive con mare Forza 4 – con lo spettacolo di una scia bianca che rimaneva compatta per due chilometri!!!

All’alba del 9 agosto 1992, il passaggio al faro di Bishop Rock, in Inghilterra, dove Cesare Fiorio chiamò dicendo “qui è la nave Destriero, siamo partiti da New York, grazie per registrare data e ora del nostro passaggio”. La risposta del’addetto: “Destriero, non vi attendevamo così presto…”

Il ricordo dell’impresa si rinnova da allora ogni 9 agosto. Il «Nastro Azzurro», simbolo del record della traversata dell’Oceano Atlantico, è issato sul pennone della sede dello Yacht Club Costa Smeralda a Porto Cervo, come dispose allora il suo Presidente. Da qualche anno è esposto in una teca.

I numeri del Mito

Destriero, nave in alluminio di 67,7 metri di lunghezza dalla carena dislocante a prua e planante a poppa, con propulsione a idrogetti e 60.000 cavalli di potenza, fu costruito da Fincantieri tra il 1990 e il 1991 nel cantiere di Muggiano, nel tempo-record di 270 giorni. È stata, fino a quel momento la più grande nave in lega leggera mai costruita, uno dei mezzi navali con la più alta concentrazione di efficienza, potenza e tecnologia.

Tutti i dettagli furono curati nei minimi particolari: ad esempio, in Svezia, la KaMeWa azienda produttrice degli idrogetti, contemporaneamente alla costruzione del Destriero, continuò a svolgere analisi sia in vasca idrodinamica che con modelli di sette metri sui laghi e sul mare per lo studio del comportamento dello scafo in condizioni reali; per la prima volta in assoluto si sperimentarono analiticamente le conseguenze dell’interazione tra idrogetti e scafo su di un natante.

Anche in termini di tecniche costruttive furono sperimentate e utilizzate diverse innovazioni, come il taglio delle lamiere al plasma sommerso: un sistema ideato per non lasciare la minima sbavatura. La sagomatura di tutte le parti che componevano l’intera nave venne completamente gestita attraverso macchine a controllo numerico e l’assemblaggio della struttura avvenne con le stesse modalità e schemi derivati dalla costruzione delle unità militari della Fincantieri, ma senza trascurare un aspetto importante: l’estetica. Infatti, il design delle sovrastrutture affidato a Pininfarina, fu il risultato del migliore mix in fatto di aerodinamica, leggerezza e solidità.

Per quegli anni si trattò della più grande unità navale completamente in alluminio e che montava i più potenti idrogetti mai sviluppati ma Destriero, in virtù delle sue potenziali future applicazioni, soddisfaceva anche altri requisiti come una contenuta accelerazione verticale in navigazione con mare mosso, e un basso livello di rumorosità nella zona equipaggio. Inoltre, lo scafo dimostrava una notevole efficienza energetica e propulsiva con prestazioni in accelerazione e decelerazione, pari a quelle di un’auto sportiva. Fu la prima nave ad attraversare l’Atlantico con le turbine associate agli idrogetti, anziché con i motori diesel associati ad eliche e questa rivoluzione ha segnato l’inizio dell’era della navigazione commerciale ad alta velocità.

Per tutte le innovazioni, design e tecnologie adattate al mondo del mare, il modello Destriero fu usato dalla U.S. Navy per la costruzione delle «Litoral Combat Ships», imbarcazioni veloci per la sorveglianza delle coste. Per la Fincantieri Destriero ha significato un grande rilancio di immagine e tecnologia cui hanno fatto seguito commesse da tutto il mondo.

Destriero, che tuttora detiene il record di velocità nella traversata atlantica, fu premiato anche con il «Columbus Trophy» dello Yacht Club New York, e con il «Virgin Trophy», messo in palio da Richard Branson che con Virgin Atlantic aveva conquistato il record nel 1986.

Se l’impresa atlantica del 1992 «Destriero Challenge» ha ottenuto il record lo si deve certo al suo equipaggio e soprattutto a Cesare Fiorio, Responsabile di Destriero Challenge, che non ha mancato di sottolineare: “Destriero ha segnato un vero spartiacque nella nautica mondiale: c’è stato un «prima» Destriero, e un «dopo» Destriero. Il fatto che dopo ben venticinque anni, nonostante i vari tentativi, il record sia ancora imbattuto rende ancora più grande l’impresa che abbiamo compiuto ed è una vera «medaglia d’oro» per tutti coloro che hanno ideato, sostenuto il progetto e partecipato al suo successo. Ho solo il desiderio che nessuno di loro dimentichi. Impossibile cancellare i ricordi dei mesi trascorsi per la messa a punto o la tensione delle due notti sull’Oceano con i motori che spingevano al massimo ed anche di più. Volevamo un record inattaccabile, sino ad ora ci siamo riusciti”.

Scheda tecnica Destriero

Lunghezza: 67,7 metri

Baglio massimo: 13 metri

Peso: 400 tonnellate

Motorizzazione: 3 turbine a gas General Electric LM1600 + moduli MTU + 3 idrogetti KaMeWa 125

Materiale: Alluminio

Velocità a pieno carico: 40 nodi

Velocità massima: 66 nodi

Autonomia: 3,500 miglia nautiche

Progetto: Donald L. Blount and Associated

Design: Pininfarina

Costruzione: Fincantieri

Anno del varo: 1991

Ripercorriamo le tappe con l’intervista di Franco Liistro a Cesare Fiorio

Cesare Fiorio, oramai da anni, ha lasciato il mondo dei motori e, dopo Torino e Porto Cervo, ha eletto a sua residenza, in Puglia, a Ceglie Messapica ove dirige una azienda agricola (grano, olio, ortaggi, tutti prodotti rigorosamente a km/zero) oltre a due B/B, la masseria Camarda con tanto di trulli, e il Palazzo Camarda nel centro della cittadina.

Recentemente, tanto per rinfrescare la memoria e tenersi aggiornato, si è inventato la Fiorio Cup, una formula di rally sperimentale che si disputa su un percorso su terra ricavato all’interno del comprensorio della masseria e l’organizzazione è affidata al figlio, Alessandro, ex campione di rally, sempre più presente nella gestione dell’Azienda, oltre alla nipote Paola che ha lasciato il golf per diventare… albergatrice.

Con Cesare Fiorio abbiamo voluto ricordare l’impresa di Destriero riavvolgendo il nastro della memoria. 

■ Siamo nella sala dei ricordi, un posto d’onore lo occupa il modello in scala di Destriero, provi ancora emozione andando indietro di trent’anni?

Nella mia vita alla guida del team Lancia nei rally  di emozioni ne ho provate tante: vincere a Montecarlo era il non plus ultra come lo era chiudere la stagione sportiva con un titolo mondiale in bacheca, emozioni non mi sono mancate con le vittorie nei campionati mondiali Offshore con lo scafo Dry Martini senza dimenticare la mia prima vittoria in F.1 alla guida della Ferrari, a Rio de Janeiro, con Nigel Mansell ma il record conquistato con Destriero ha un sapore tutto particolare: è stato un successo di una squadra altamente professionale, eravamo, l’equipaggio ed io, soli ad affrontare l’incognito dell’oceano Atlantico ma è stato soprattutto il successo della cantieristica italiana e di una tecnologia, nuova e, sotto certi aspetti, avveniristica.

■ Proviamo a rivivere quei mesi di attesa e quei giorni…

I mesi di preparazione, autunno-inverno ’91 e primavera ’92 sono stati snervanti. Certo i test nel mare Tirreno tra Muggiano e Porto Cervo ci davano riscontri positivi ed erano anche momenti di «svago». Ma l’impresa richiedeva anche altro, e meno divertente, come il mese trascorso nei pressi di Pavia per impratichirci in tutte le procedure e comportamenti da attuare in caso di emergenze. Un vero tormento, che non auguro a nessuno, con tutte le prove da sostenere. Poi il saluto a Porto Cervo con meta New York dove fu effettuata l’ultima messa a punto in attesa della «finestra» meteo favorevole.

E venne il giorno della partenza, sino a quel momento si era scherzato ma quando passammo davanti alla Statua della Libertà e sotto il ponte di Verazzano, lo ricordo benissimo, all’interno del ponte di comando calò il silenzio. Eravamo tutti concentrati sulle ore che ci attendevano. Tanto concentrati che anche i turni di «lavoro» saltarono, nessuno osò parlare di riposo, tutti eravamo, come si dice ora, “sul pezzo”. E Destriero andava, andava già da subito rispettando una media ben oltre le più ottimistiche previsioni.  Nella notte precedente l’arrivo in terra britannica la tensione era palpabile nel silenzio e nel buio   Ad un tratto diedi l’ordine al capo dei motoristi… ”massima potenza”, la risposta fu immediata….”È un rischio potremmo rompere…” Non diedi neppure il tempo di continuare… ”Se record dev’essere, deve essere imbattibile, solo così Destriero entrerà nella storia”. Dagli 80 km/h passammo ai 125 !!!

Un’impresa clamorosa la gente lo ha capito. I telegiornali dell’epoca aprirono con la notizia “All’alba prima medaglia d’oro dell’Italia con Destriero” (domenica 9 agosto era la giornata di chiusura delle Olimpiadi di Barcellona).

Ma che avessimo fatto qualcosa di grande lo abbiamo intuito al nostro ritorno in Sardegna. Già nelle acque di Palau siamo stati accolti da decine e decine di barche di ogni genere che ci hanno accompagnato sino a Porto Cervo. Le ultime miglia sono state le più difficili navigando tra una vera e propria marea di imbarcazioni, poi l’entrata in porto accompagnata da tre elicotteri dell’Aeronautica Militare che hanno sommerso Destriero di fumogeni tricolori. Un’emozione difficile da scordare.

Ancora oggi devo dire grazie al Principe Aga Khan, Presidente dello Yacht Club Costa Smeralda, e a tutto l’equipaggio, una grande squadra. 

■ Da chi il primo messaggio di congratulazioni?

Dall’avv. Giovanni Agnelli che aveva seguito ogni fase della preparazione partecipando anche a un test… voleva sapere sempre tutto. Senza dubbio è stato il nostro primo tifoso come lo era anche ai tempi della Ferrari e dei rally, non mancava mai infatti all’arrivo del Rally di Montecarlo. A sorpresa arrivò anche l’invito al Quirinale da parte del Presidente della Repubblica, Oscar Scalfaro.

■ Nei mesi successivi si parlò anche di un giro del mondo a tempo di record

Sì fu un mio pensiero e lo studiammo pure in molti dettagli ma tutto finì in nulla, la situazione economica del Paese, per le tante inchieste giudiziarie, non era certo il migliore viatico per l’approccio ai potenziali finanziatori. Così Destriero rimase per diversi mesi ormeggiano là dove era nato, nelle acque del Cantiere di Muggiano per poi essere trasferito prima in Inghilterra e poi in Germania.

■ Si è parlato di un ritorno, con futuro museale, di Destriero in Italia

Vero. Destriero è stato, ed è tuttora, un simbolo dell’eccellenza italiana. So che sono in corso dei contatti con il Principe Aga Khan, che è pur sempre il proprietario della nave, per riportare Destriero in Italia e, credo, affidarlo a Fincantieri per un restauro e renderlo visitabile presso qualche sito museale nautico. Credo, avendolo conosciuto, che il Principe non opporrà ostacoli a questo progetto. Sarei il primo ad esserne lieto.

[ Redazione testMotori360 Sicurezza & SPORT ]