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Una Formula 1 per signorine

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La penalità di 5 secondi a Vettel, in spregio al momento di gara ed all’impegno del pilota per tenere il suo mezzo in strada, ha dell’incredibile. Soprattutto se si pensa che a comportamento analogo in passato, per altri piloti, non ha fatto seguito analogo provvedimento… Cosa è diventata la Formula 1?

Non entriamo nella cronaca della gara, tutti l’hanno vista, tutti ne hanno scritto.

Quello cui abbiamo assistito è stato qualcosa di estremamente spiacevole che, a nostro avviso, danneggia l’immagine della specialità Top dell’automobilismo e genera strascichi pesanti.

È giusto che episodi di gara connotati da comportamenti chiaramente fraudolenti vadano censurati  ma nel caso dell’errore di Vettel e del suo rientro in pista, quantomeno un margine di dubbio avrebbe dovuto sussistere: dal nostro punto di vista (e non solo) era palese che il tedesco, per riprendere la traiettorie con gomme sporche dopo la digressione sull’erba (e comunque sempre primo) non poteva che allargare la traiettoria come era altrettanto chiaro che Hamilton doveva provarci; in altre parole: un normale episodio di gara che, nella foga della corsa ci può pur stare anzi, secondo noi, ci deve stare, altrimenti la competizione, che le decisioni dei commissari in più di un caso mortificano e in altri non sanzionano, non sarebbe più tale.

I commissari (Emanuele Pirro, Gerd Ennser, Mathieu Remmerie e Mike Kaerne), con decisione dichiarata unanime hanno deciso diversamente e questo lascia quantomeno perplessi poiché almeno uno di loro, il nostro Emanuele Pirro, è stato pilota di grande valore ed esperienza e quindi non può non sapere che, nelle condizioni di aderenza in cui si trovava Vettel, sembrava difficile, come testimoniano le riprese, lasciare spazio a Hamilton che – data la maggiore sua velocità – avrebbe potuto cercare di sfilare a sinistra ma ha deciso – e questo fa parte del libero arbitrio del pilota – di farlo a destra: da campione più che esperto quale è non poteva non registrare lo sviluppo della traiettoria di Vettel e quindi anche la sua scelta altrettanto unsafe.

Va anche ricordato, come prontamente evidenziato dai cronisti di Sky, che nel Gran Premio di Montecarlo 2016 Hamilton, in condizioni analoghe a quelle Vettel, strinse contro il guardrail Ricciardo senza che i commissari prendessero alcuna decisione sanzonatoria.

2 pesi e 2 misure, sia pure a distanza di tempo a fronte di 2 identici episodi fanno rimpiangere, a ragione, il binomio Charlie Whiting-Bernie Ecclestone laddove il primo era presente in ogni gara, senza l’odierna alternanza di gara in gara dei commissari, ed il secondo, a differenza di Liberty Media, conosceva profondamente i meccanismi e gli attori della Formula 1.

Il continuo variare dei commissari di gara in gara determina l’incostanza di giudizio e la mancanza di certezza, da parte di piloti e team, che un medesimo comportamento sia sempre giudicato in modo univoco; manca quindi la certezza.

Lo stesso Toto Wolff a dichiarato, a proposito delle norme, che “È difficile per i Commissari di gara interpretarle e fare in modo che piacciano a tutti” ma il fatto è che più che piacere a tutti le decisioni debbono essere giuste e per poter essere tali debbono essere affidate a persone – sempre le stesse – che conoscano il mestiere del pilota di Formula 1 per averlo praticato con successo e non a persone che il volante di una Formula 1 non lo hanno mai tenuto in mano.

Il punto è proprio l’interpretazione della norma in funzione del comportamento e chi non ha esperienza diretta e personale di comportamenti in pista non dovrebbe essere titolato a giudicare, non per niente personaggi quali Mario Andretti e Nigell Mansell hanno pesantemente stigmatizzato la penalità a Vettel come pure speriamo che la FIA, se vuole riacquistare credibilità e non dimostrarsi un organo eminentemente politico, abbia il coraggio in appello di rettificare la decisione di Montreal.

Il rientro in pista di Vettel è stato dichiarato unsafe ma, se vogliamo, è la gara in se che è unsafe ed il pericolo – lo dice Stirling Moss non noi – è una componente del fascino delle corse: sulla strada della sicurezza in F1 si è fatto meritoriamente moltissimo quanto ad equipaggiamenti e strutture sia delle monoposto che dei circuiti, ma voler per forza codificare e censurare certi episodi di gara, contribuisce a costruire la Formula 1 dei trenini che tanto ha contribuito al calo di popolarità della Formula 1.

[ Tony Colomba ]