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Niki Lauda, 70 anni di vita irripetibile

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2 titoli con la Ferrari, 1 con la Mclaren, l’incidente che lo ha sfigurato, il ritorno in pista dopo 42 giorni, la decisione di perdere un mondiale per ½ punto, le compagnie aeree ed il ritorno sul muretto della Mercedes

Con profondo dolore annunciamo che il nostro amato Niki è morto pacificamente circondato dalla sua famiglia lunedì 20 maggio 2019. I suoi successi unici come sportivo e imprenditore sono e rimarranno indimenticabili”: queste le poche parole, semplici ed asciutte come nello stile del campione austriaco, con cui la famiglia ha annunciato la morte del 3 volte campione del mondo.

Tutti si ricordano di lui principalmente per il rogo del Nurburgring (agosto 1976) le cui conseguenze estetiche decise di portare in volto per tutta la vita  mentre quelle subdole, ai polmoni, lo costrinsero nel 2018 ad un trapianto di polmoni mentre pochi giorni prima della sua morte, era stato portato in un centro specializzato nei trattamenti renali per sottoporsi a dialisi.

Il ragazzo, nato a Vienna il 22 febbraio 1949, venne osteggiato nella sua passione per le corse dal padre, nonostante in famiglia non mancassero i mezzi.

Lauda, senza pensarci più di tanto, lasciò l’università e si fece prestare un po’ di soldi per finanziarsi prima la partecipazione al campionato di Formula Vee e poi a quello di Formula 3.

Grazie ad un secondo prestito bancario, coperto da un’assicurazione sulla vita, ottenne un sediolo su una monoposto di Formula 2 del team March esordendo nel Gran Premio d’Austria a Zeltweg 15 agosto 1971 con ritiro a metà gara.

Non ebbe molto successo ma riuscì comunque a dimostrare il suo talento tanto che dopo aver ottenuto un altro prestito, entrò nel 1973 a far parte del Team BRM in Formula 1, facendo coppia con Clay Regazzoni che l’anno dopo, rientrato in Ferrari, interpose i suoi buoni uffici con il Drake che lo prese in squadra.

La decisione venne onorata vincendo il Gran Premio di Spagna (Jarama) al volante di una Ferrari 312 T, replicando in Olanda ed infine battagliando per il titolo mondiale con lo stesso Regazzoni, Emerson Fittipaldi (McLaren) e Jody Scheckter (Tyrrell).

Il primo agosto 1976 il rogo della sua Ferrari Nurbrurgring da cui venne salvato grazie all’intervento di Guy Edwards, Brett Lunger, Herald Ertl e Arturo Merzario che, roba d’altri tempi, interruppero la gara per estrarlo dall’auto in fiamme.

Dopo soli 42 giorni, ancora con i bendaggi dopo il terribile schianto.

Nel 1979 annunciò il ritiro dalle gare per poi tornare in pista nel 1981 e laurearsi nel 1984 nuovamente Campione del Mondo con la McLaren.

Il suo più irriducibile avversario fu l’inglese James Hunt, talmente alto da doversi tagliare la punta delle scarpette da corsa per far entrare i piedi nella scocca della sua monoposto.

Fu quello, lo scontro ancor prima che di piloti, di personalità: amante della bella vita, delle belle figliole e con uno stile di vita alla genio e sregolatezza l’inglese, tutto controllo, metodo e precisione l’austriaco, tanto da essere stato soprannominato “il computer”.

Uno scontro/incontro talmente particolare da guadagnarsi, nel 2013, gli onori del grande schermo con il film Rush, del regista Ron Howard.

Lauda, al di fuori delle corse, fondò due compagnie aeree, rientrato poi nel mondo che più gli si confaceva nel 2012, come presidente non esecutivo della scuderia tedesca Mercedes Amg F1.

[ Giovanni Notaro ]