Home SPORT Senna: un Cam...

Senna: un Campione oltre la vita

CONDIVIDI

25 anni fa, ad Imola, il fuoriclasse brasiliano entrava nella leggenda

Come molti spettatori diversamente giovani chi scrive era incollato al televisore ed ha assistito alla diretta del fatale incidente di Senna e dei vani tentativi di soccorso.

Fu quello un week-end maledetto per la Formula 1 perché di cose brutte ne successero parecchie, in gran parte oscurate (è il lato cinico della popolarità) dall’incidente di Senna; Rubens Barrichello il venerdì in prove libere fece una spaventosa carambola con la sua  Jordan alla variante bassa a causa del cedimento della sospensione posteriore sinistra uscendone fisicamente piuttosto malconcio; il sabato fu il giorno del dramma di Roland Ratzemberger (tutt’altro che digiuno di esperienze in monoposto) che durante le prove ufficiali uscì alla curva Villeneuve a causa del cedimento dell’ala anteriore della sua Simtek rovinata la curva prima da una scordolata: i carichi sopportati nel corso del rettilineo successivo produssero il cedimento definitivo di tale ala ed il conseguente impatto alla variante Villeneuve.

Ma la sequenza prosegue con ulteriori incidenti, fortunatamente non mortali, incluso quello occorso in partenza fra Letho, la cui Benetton rimase ferma, e Lamy su Lotus che lo tamponò violentemente; in questo caso pochi i danni ai piloti, auto rovinate e detriti in pista, ergo nuova partenza che vide Senna (che aveva siglato la pole in prova e mantenuto la testa della corsa dopo il primo via) prendere nuovamente il comando e nel corso del settimo giro, impostare con traiettoria ottimale la curva del Tamburello (che ora lo ricorda con un monumento in bronzo) a circa 310 km/h; se l’ingresso in curva era stato perfetto, l’uscita fu disastrosa a causa del cedimento del piantone dello sterzo della sua Williams, modificato poco prima del via.

Una sequela di processi (con tempi all’italiana e prescrizione di reati) comunque dimostrò inoppugnabilmente il colpevole coinvolgimento della Williams (nonostante comportamenti e dichiarazioni nebulosi) i cui tecnici avevano eseguito tale modifica indebolendo il piantone stesso.

Con la monoposto che, incontrollabile, raddrizzò la curva, a Senna non rimase che frenare tanto che l’impatto contro il muretto avvenne a circa 210 km/h (100 km di decelerazione in pochi metri), l’auto rimbalzò verso l’esterno, e si arrestò poco più avanti.

Nonostante i danni subiti, l’auto aveva conservato pressoché intatta la zona dell’abitacolo ma il fato volle che una sospensione divelta, ma con la sua ruota ancora attaccata, colpisse Senna alla testa con conseguente trauma cranico mentre il braccio scheggiato della sospensione stessa centrava la visiera perforando il lobo frontale destro. Inutile dilungarsi in particolari ancora più raccapriccianti: lì finiva la magnifica avventura terrena di un grande campione, da molti ancora oggi considerato il più grande.

Senna, Villeneuve, Nuvolari sono nomi che ancora oggi eccitano la memoria collettiva come se il tempo si fosse fermato ed il motivo è al tempo stesso immenso e semplice: in tempi diversi hanno saputo toccare il cuore degli appassionati con il loro stesso cuore, la loro volontà e la loro capacità di firmare imprese rimaste impresse nella memoria collettiva. Nuvolari non solo è stato il pilota che è stato (sua la famosa frase “le curve sono le risorse del pilota”) ma è probabilmente stato, come costruzione e cura della propria immagine il primo driver moderno della storia e se Villeneuve era l’aviatore, l’audacia oltre il ragionamento e l’uomo delle imprese impossibili, Senna rappresenta un caso ancora diverso (vedete? Tanto attuale è la sua presenza che è venuto spontaneo scriverne al presente…).

Il tre volte Campione del Mondo della McLaren (1988, 1990 e 1991) è stato la dimostrazione di come superiori doti di guida e di visione strategica della gara siano state esaltate e completate da volontà e combattività assolute e da incredibile sensibilità meccanica, il tutto condito da una visione mistica della vita non sempre capita e da una generosità verso i meno fortunati che ancora oggi vive attraverso la «Senna Foundation» costituita nel 1994 dalla sorella Viviane, prima che Ayrton lasciasse il Brasile alla volta dell’Europa.

Stando a dichiarazioni raccolte anche anni dopo l’incidente, sembrava che Senna preconizzasse qualcosa; certamente l’incidente di Ratzemberger lo aveva impressionato moltissimo tanto da volersi subito dopo recare proprio alla curva Villeneuve contro il parere di chi gli stava vicino; la sua compagna Adriana Galisteu ad esempio tre anni dopo l’incidente di Imola disse che il giorno in cui morì Ratzenberger, Senna disse di essere rimasto molto scosso, che Imola “gli dava i brividi” e che gli stava passando la voglia di correre. Non sapremo mai se in quelle parole vi fosse più suggestione che convinzione  o viceversa ma anche altri avevano notato, nelle fasi precedenti la partenza un insolito riserbo, una inusuale chiusura in se stesso tanto Celso Fratini, suo amico e collaboratore, ebbe a dire “….una cosa che mi ha colpito……l’immagine…..di Lui che se ne stava fermo, con le mani appoggiate sull’alettone posteriore, lo sguardo perso sulla macchina, come se l’accarezzasse, senza dire una parola, per tre, quattro minuti…Sembrava che sentisse qualcosa, che temesse qualcosa”.

Adrian Newey, geniale ingegnere britannico che nel 1994 era il Capo progettista della Williams (e che finì assieme ad altri sotto processo) rimase profondamente segnato dalla morte di Senna al volante di una sua monoposto tanto da scrivere, in un suo libro intitolato How to build a car: “…non si può negare che sulla FW16 ci fosse una componente sbagliata che non avrebbe mai dovuto essere lasciata in sede. E mi rammarica essere stato uno dei senior officer nel gruppo di progettazione di una monoposto che ha ucciso un grande uomo. Sono stato io ad aver scombinato l’aerodinamica del veicolo. Ho riportato l’utilizzo delle sospensioni passive e disegnato una monoposto instabile, e lui ha dovuto compensare le mancanze del mezzo. Anche se non avesse forato, prendere l’interno e dunque una traiettoria veloce ma sconnessa, sarebbe stato difficile pure per uno come lui considerate le problematiche dell’auto. Per questo mi sento in parte responsabile del suo decesso, anche se non colpevole”.

Gli incidenti di Ratzenberger e Senna portarono una serie di cambiamenti nel mondo della Formula 1 a partire, sin dal successivo Gran Premio di Montecarlo, con la riduzione delle dimensioni dell’alettone anteriore delle monoposto; l’anno dopo vennero introdotte norme che portarono ad una riprogettazione dei telai e contemporaneamente comparvero sui circuiti di Formula 1 le prime chicane temporanee per abbassare le velocità di punta prima di curve particolarmente impegnative sino ad arrivare ai circuiti dei nostri giorni firmati Tilke.

Da allora la corsa alla sicurezza in Formula 1 non ha conosciuto soste sino ad arrivare al sistema Hans a protezione di collo e vertebre: potremmo in un certo senso definirlo un regalo postumo di Senna ai suoi più fortunati colleghi in quanto il dispositivo scaturì da una intuizione di Sid Watkins, il medico della FIA che, assieme agli altri, soccorse Senna 25 anni fa.

[ Giovanni Notaro ]